Il busto Reliquiario e le Reliquie di Sant’Antonio di Padova a Capizzi

Le reliquie dei santi hanno sempre avuto un ruolo incontestabile nella diffusione del culto degli uomini e delle donne che hanno meritato di essere chiamati beati nel corso dei secoli. Dalle prime reliquie cristiane rinvenute nelle catacombe, alle tante spoglie e frammenti sacri portati da Gerusalemme da Sant’Elena, madre dell’imperatore San Costantino, le reliquie e i corpi santi hanno rappresentato per le comunità cristiane la speranza di una maggior partecipazione alla grazia e alla santitàmediante il contatto diretto o quanto meno la venerazione di ciò che con un Santo aveva avuto contatto, o ancora di più era stato parte.

La parola reliquia deriva dal latino reliquiae e significa resti. Dunque una reliquia può essere prima di tutto la salma di un Santo, o più spesso una parte di essa, conservata in qualche modo e frazionata nel corso dei secoli. Non è raro trovare frammenti dei corpi di un unico Santo in chiese disseminate in tutto il mondo. Nel caso delle reliquie cristiane il concetto di santità si allarga anche a qualsiasi cosa abbia avuto un contatto diretto con il Santo in questione, a partire dai loro indumenti o gioielli per arrivare agli strumenti usati per il loro martirio. Inoltre, nel tempo si è diffusa l’usanza di venerare anche le cosiddette reliquie da contatto, ovvero oggetti che non hanno avuto nessun contatto diretto con il Santo, bensì con una sua reliquia, e in qualche modo ne hanno assorbito parte della santità.

Anche le reliquie di Sant’Antonio da Padova, famoso per i suoi insegnamenti di teologia, ma più ancora per la sua dedizione ai poveri e ai bisognosi, sono sparse in molti diversi luoghi di culto.  La maggior parte dei suoi resti sono custoditi nella Cappella dell’Arca nella Basilica a lui dedicata a Padova. I devoti li visitano ogni giorno, toccando il marmo dell’altare all’interno del quale sono raccolti e pregando il Santo per ottenere conforto e grazie. Altre reliquie del Santo, più delicate e particolari, sono conservate nella cappella delle reliquie: la lingua, che al momento del trasferimento del corpo del Santo nella nuova tomba era stata ritrovata ancora rosea come se fosse viva, le corde vocali, il mento e un dito. Ci sono molti altri frammenti e piccole parti del corpo del Santo o oggetti a lui appartenuti in molte chiese in Italia e non solo.

Anche Capizzi, situato alla pendici del monte Verna, da secoli ormai legato al culto del Santo dei Miracoli, vanta di custodire delle importanti reliquie del Santo. In una nicchia, vi è custodita in un preziosissimo reliquiario d’argento sorretto da un tronetto la reliquia “ex cute” estratta dal cranio del Santo nel corso della ricognizione canonica avvenuta nel 1981 donata dai frati della Basilica di Padova il 1° settembre 2011. La superba chiesa di Sant’Antonio di Padova custodisce inoltre: un’altra reliquia “ex ossibus e ex indumentis” che toccò la lingua del Santo che è stata donata dall’arciprete don Antonio Cipriano durante la tredicina, esattamente il 9 giugno 2018 ed è stata incastonata in una lingua d’argento “ex voto”, donata “per grazia ricevuta” nel 1935 dal dottore Giuseppe Calandra.

Recentemente il 3 settembre 2023 e il 13 giugno 2024 sono giunte dai conventi di Roma e di Palermo altre due reliquie donate dal sottoscritto alla comunità capitina: la prima “ex ossibus” è stata incastonata in un braccio reliquiario con giglio, opera dei maestri argentieri palermitani donato dal confrate Salvatore Criscì: il reliquiario viene però custodito nel sacello del Santuario di San Giacomo. L’altra reliquia di Sant’Antonio e di Santa Rita ambedue “ex ossibus” con teca finemente impreziosita con filigrana d’argento è stata inserita in un reliquiario d’argento.

Vi è inoltre un’altra reliquia di Sant’Antonio di Padova “ex ossibus – dito” custodita dentro di un reliquiario d’argento seicentesco con teca di vetro restaurata a Palermo nel 2016 dalla famiglia Fatati – Bruno: si tratta della reliquia più antica documentata a Capizzi del Santo, donata nel 1426 dal cavaliere aragonese Sancho De Heredia. La reliquia custodita dentro il sacello della chiesa Madre viene portata in processione il 24 e 26 luglio in occasione della festa di San Giacomo e in occasione della festa di Sant’Antonio il 12 e 13 giugno.

E’ da ricordare che il 15 febbraio 2024 in occasione della festa più comunemente chiamata della lingua, un’altra preziosa reliquia di Sant’Antonio ossia “ex Casula del Santo intrisa di sangue” è stata donata dal cavaliere Santino Romano dell’ordine costantiniano di San Giorgio: il 15 febbraio 2025 è stata incastonata in un prezioso collare in argento commissionato a Palermo, grazie all’impegno profuso del governatore protempore, il cosiddetto toson, onorificenza cavalleresca, quindi di dignità equestre, dove Sant’ Antonio ha il privilegio di essere fregiato. Il collare è stato donato dalle due rispettive famiglie: Antonino Pellegrino Prattella e da Domenico Calandra.

Il 12 giugno 2025 in occasione della processione e fiaccolata della festa del transito di Sant’Antonio è stato portato in processione un pregevole busto reliquiario di legno dorato donato da una famiglia anonima capitina. Il busto è stato commissionato a Padova: all’interno vi è stata collocata una reliquia del Santo “Ex cineribus corporis” inviata dal postulatore generale dei frati conventuali di Roma. Di questi busti reliquiari in Sicilia ne abbiamo solamente tre: a Messina nel Santuario di Sant’ Antonio dei Padri Rogazionisti, a Palermo nella chiesa di Sant’ Antonio del quartiere Arenella e a Capizzi.

La Tela della Madonna delle Grazie

La Tela della Madonna delle Grazie.

Sul monte Verna nell’antichissimo borgo nebroideo di Capizzi, nella chiesa di San Sebastiano Martire si trova una tela del XVII sec. di autore ignoto, dove vi è raffigurata una Madonna molto affascinante e misteriosa. Si tratta al primo impatto visivo di una Madonna delle Grazie dove la vergine allatta Gesù Bambino. Ma chi si sofferma a guardarla vi è un piccolo particolare che dà subito all’occhio: nella mano tiene lo scapolare, simbolo per eccellenza della Madonna del Carmelo.

L’autore quindi raffigura la Madonna in veste di Madonna del Carmine e Madonna delle Grazie. Ma non è ancora finita qua la sua storia.  

In basso all’immagine vi sono raffigurati le anime Sante del Purgatorio dove la Madonna manda refrigerio: la Vergine Maria viene chiamata dal titolo Madonna del Suffragio. Se si guarda attentamente poi si scopre che la Madonna ha le stesse somiglianze della Virgen morenita “Vergine meticcia” ossia la Madonna di Guadalupe: la tilma viene sorretta da due angeli in alto che incoronano la vergine Maria e altri 12 puttini ne fanno da cornice. In basso la luna simbolo dell’Immacolata Concezione.

Di certo si sa che la tela fu custodita nella chiesa della Madonna delle Grazie e fu  portata in processione per la prima volta la Domenica in Albis  giorno 3 aprile 1644 dalla sua chiesa omonima alla chiesa Madre di Santa Maria e San Nicolò di Bari, quando con un editto del 31 gennaio 1644,il re di Spagna e sovrano della Sicilia  Filippo IV, afflitto da continue guerre, dispose che «in tutte le città o paesi dove esistessero immagini di Maria Santissima sotto qualsiasi titolo, sia dentro che fuori l’abitato, delle più insigni per l’operazione dei miracoli e delle grazie speciali, fossero nella domenica in Albis trasportate nella Chiesa Madre per ivi aver luogo una novena a gloria della Vergine, regina della pace». 

Successivamente la famiglia dei baroni  Russo  fecero  commissionare a Napoli nel 1769 la statua della Madonna della Grazie assieme alla statua di  Sant’Antonio di Padova. 

La processione quindi rappresenta il legame tra la storia di un ordine regio e il potere con il prestigio della famiglia Russo.   

 

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